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Conosciamo tutti la leggenda di Dedalo ed Icaro.

La conosciamo come ci fu insegnata a scuola: sotto un punto di vista molto chiaro legato alla cristianità, alla nostra cultura e ad uno stile di vita ordinario.

Dedalo era un geniale inventore, fu imprigionato dal Re Minosse in un labirinto che lui stesso aveva costruito insieme al figlio Icaro.

Per fuggire costruì per entrambi delle ali, utilizzando piume di uccelli e della cera d’api.

La storia

Per come ci viene trasmessa oggi, ci racconta di Icaro come di un ragazzo avventato che, nonostante gli avvertimenti del padre di non volare troppo alto, si fece prendere la mano per raggiungere il sole e morì.

Grazie al rinascimento ed i poeti romantici però, siamo riusciti a preservare la reale storia di Icaro, con la sua vera interpretazione intrinseca. E’ infatti ben lontana dall’insegnarci a vivere negli schemi, a fare tutto ciò che gli altri fanno, ad omologarsi in silenzio a quello che la società ci impone di fare altrimenti le nostre ali si bruceranno.

Per capirlo dobbiamo pensare a chi era Icaro: il figlio della più grande mente della Grecia Antica, Dedalo. A lui si attribuiscono invenzioni come le chiglie delle navi, i mulini a vento, l’invenzione delle vele triangolari per le barche e molto altro.

Ma facciamo un passo indietro…

Lo scenario è quello di una Grecia corrotta, viziosa. Sotto il controllo di divinità capricciose, vendicative ed insensibili verso gli umani.

Ci troviamo a Creta, il regno di Minosse. Dominatore assoluto dei mari e tiranno, Minosse era stato tradito dalla moglie Pasifae con un toro donatogli da Poseidone, il Dio dei mari.

Questo perché Minosse era stato avido e si era creduto più potente degli Dei. Così invece di sacrificare lo splendido toro, decise di tenerlo.

Per vendetta del mancato sacrificio, Atena fece innamorare follemente sua moglie Pasifae del toro.

La donna chiese aiuto al grandissimo inventore Dedalo per costruire un toro meccanico nel quale avrebbe potuto nascondersi per avere un amplesso con l’animale.  Da questa unione nacque una bestia: un titano mezzo uomo e mezzo toro, che venne chiamata Minotauro.

Minosse, spinto dalla rabbia e dalla vergogna per questo tradimento abominevole, incaricò Dedalo della costruzione di un labirinto su di un’isola, dove nascondere il Minotauro.

Tuttavia Minosse covava vendetta e aveva in serbo una punizione anche per Dedalo, per l’aiuto dato a Pasifae. Una volta terminato il labirinto, vi rinchiuse anche l’inventore e suo figlio Icaro perché fossero pasto della belva.

I due impiegarono giorni e giorni per fuggire dal labirinto, evitando la furia del Minotauro. Una volta usciti però si resero conto di non poter fuggire dall’isola via mare, a causa della collera di Poseidone.

L’aria sembrava l’unica via, così raccolsero le piume dai cadaveri degli uccelli sbranati dal Minotauro e costruirono un’imbracatura con fango e cera d’api. L’effetto era quello di un bel paio d’ali.

Prima di spiccare il volo, Dedalo si raccomandò con il figlio: le ali erano fatte di cera, quindi doveva volare abbastanza alto per non far inumidire le piume con l’acqua del mare perché si sarebbero appesantite ma anche abbastanza basso così che il sole non sciogliesse la cera che le teneva insieme.

Si racconta che volarono a lungo via dalla furia del Re Minosse, fino a raggiungere le coste italiane del salento.

Durante il lungo viaggio

Dedalo parlava ad Icaro, spiegandogli di stare attento al mondo, alle gelosie, all’avidità dei re, al volere capriccioso degli Dei, alla falsità delle persone. Gli portò proprio l’esempio di sé stesso: era la più grande mente al mondo e nonostante avesse adempito ad ogni richiesta, era stato vittima di ogni iniquità e capriccio altrui, fino a venire condannato a morte sull’isola.

Gli disse di imparare ad accontentarsi, perché la vita non è come la immaginiamo. Che è meglio nascondersi e non mettersi in mostra per vivere al sicuro. Di accettare il suo destino.

Il giovane Icaro rifletteva. L’esperienza del volo lo inebriava ma al tempo stesso ascoltava i saggi consigli del padre, che lo facevano riflettere sul valore della vita e su quanto realmente possiamo gioire vivendo sotto il giogo degli obblighi che ci vengono imposti. Si chiedeva se anche eccellendo nel rispetto degli altri, la vita dovesse ridursi a dipendere dai capricci e dai problemi altrui. Se non ci fosse altra soluzione che vivere secondo il loro gioco, annientando il proprio valore.

Una volta giunti sulle coste del Salento

Alcuni pescatori ed altre persone intente nel proprio lavoro alzarono gli occhi e videro le due figure stagliarsi nel cielo sopra di loro.

Tutti accorsero per osservarli, non potendo credere ai loro occhi e cominciarono ad acclamarli, credendoli Dei o angeli.

Dedalo continuò il suo volo a quota sicura, concentrato ad arrivare a terra, già proiettato sul momento dell’atterraggio e del ritorno alla normalità.

Ma Icaro no, sentiva in lui un desiderio irrefrenabile di vivere fino in fondo quel momento. Ormai sicuro della sua padronanza del volo, cominciò a volteggiare nel cielo. A salire e scendere in picchiata, col cuore pieno di gioia ed entusiasmo. Si sentiva un Dio, sapeva che quella era la sua occasione.

Il padre continuava ad urlargli di non esagerare, che rischiava di morire se si fosse avvicinato troppo al calore del sole, ma Icaro non lo ascoltava e contemplava il suo destino. Sarebbe stato obbligato a nascondere le proprie abilità per evitare le gelosie, nascondere i propri desideri per evitare giudizi ed invidie, avrebbe dovuto reprimere sempre sé stesso senza alcun valido motivo….

Ad un tratto capì che solo lui poteva decidere quanto in alto potesse spingersi. Capì che solo nel presente, nel momento straordinario ed incredibile che stava vivendo, si nascondeva il senso di un’intera esistenza.

Allora decise di provare a sentire sulla propria pelle il calore del sole.

Volò in alto, sempre più in alto… superò le nuvole.

Il padre lo osservava incredulo. Comprese quanto simile a lui fosse il figlio e vide in quel romantico e maledetto volo quello che lui stesso avevo provato. Tutte le sue invenzioni, la voglia di stupire, esplorare, rivoluzionare e cambiare il mondo che da sempre lo aveva spinto a divenire lo straordinario genio che era, di mettere in mostra le proprie capacita ed il proprio valore.

Icaro superò le nuvole più alte, mentre alcune piume cominciavano a staccarsi e a cadere. Chiuse gli occhi, cercando di percepire a pieno il calore del sole sulla sua pelle e conservare dentro di se la sensazione assoluta di chi realizza il proprio sogno.

Con il suo gesto voleva urlare al mondo che tutto quello che realmente possediamo è il presente, che deve essere vissuto senza deprimersi per il dolore passato o angustiarsi per l’incertezza del futuro.

All’improvviso un’ala si spezzò ed Icaro precipitò nel mare scuro, sotto gli occhi colmi di lacrime del padre.

Dedalo imparò allora l’ennesima lezione che la vita volle dargli: siamo i soli padroni delle nostre scelte e di quel che desideriamo. Possiamo provare a reprimere i nostri sogni per paura, ma la vita non sarà per questo meno dura. Siamo noi che scegliamo se inseguirli o no, se essere noi stessi e fra coloro che COSTRUISCONO IL PROPRIO DESTINO.

In una vita nella quale molti semplicemente esistono, alcuni folli invece vivono facendo scelte straordinarie.

Precipitando, Icaro sorrideva. Dentro di sé era in pace, consapevole che ancora oggi, dopo millenni, si sarebbe parlato di lui e del suo volo per realizzare un sogno.

BUILD YOUR DESTINY. 

Il progetto ICARUS