Spedizione gratuita in Italia per ordini superiori a 49,99€

Spesso si cade nell’errore di conferire all’allergia il medesimo significato di intolleranza. Da sempre intercorre una differenza sostanziale tra i due termini e riguarda una definizione strettamente patologica.

La patologia generale distingue le due, attribuendo all’allergia un insieme di reazioni fisiologiche che coinvolgono il sistema immunitario, mentre all’intolleranza delle reazioni da parte corpo quando si superano determinati valori, detti di soglia.

L’allergia

L’allergia alimentare rappresenta l’effetto che le sostanze che assimiliamo attraverso la nostra dieta abituale hanno sul nostro organismo.

La sintomatologia si scatena entro pochi minuti dall’assunzione di un  determinato alimento. Parliamo di 2-3 minuti, fino ad un massimo di 120. Pertanto anche una  minima quantità di alimento può scatenare l’episodio allergico. 

Il sistema immunitario si attiva, iniziando a produrre immunoglobuline: gli anticorpi specializzati per contrastare l’evento allergico che va a turbare l’omeostasi corporea.

Il corpo è una macchina  perfettamente organizzata ed ha come ulteriore meccanismo di difesa il sistema delle mucose, che assieme a del tessuto linfatico specifico costituisce una barriera protettiva.

Questa barriera, il MALT, rappresenta il primo punto di contatto tra antigene (il patogeno esterno, che può essere un evento o un alimento) ed il nostro organismo.

Il processo di assimilazione del nostro organismo si conclude notoriamente nell’intestino. Questo è rivestito di uno specifico tessuto linfoide, chiamato GALT, a sua volta provvisto di elementi atti alla difesa: muco, enzimi digestivi, acidi.

Si pensa dunque che un’allergia alimentare sia la conseguenza di un fallimento da parte di questi due meccanismi.

Allergia sinonimo di ipersensibilità

Ipersensibilità significa uno stato di  preoccupazione da parte del nostro corpo, che lo induce a  produrre una eccessiva quantità di anticorpi rispetto al normale. Questa reazione avviene verso  un agente, l’allergene, che esso identifica come estraneo.

La reazione allergica si  ipotizza che possa essere anche di natura ereditaria e che quindi ci siano delle  propensioni genetiche verso questo tipo di dinamiche.  Questo genere di reazioni sono dette di “tipo I”.

Le più comuni  sintomatologie che si possono riscontrare sono:

  • Dermatite atopica ( eczema)
  • Rinite allergica (febbre da fieno)
  • Congiuntivite atopica
  • Asma estrinseca
  • Allergie alimentari ( sotto forma di vomito o diarrea)

ed in genere identificano il modo di entrare in contatto con l’allergene: occhi, naso, bocca.

Nel bambino, con maggiore incidenza dai sei mesi di vita, non è raro riscontrare allergia all’uovo crudo o al latte vaccino, mentre quella al pesce è tipica di una precisa area geografica: i paesi scandinavi, dove il consumo di merluzzo è molto elevato. 

Le allergie alimentari possono più facilmente sfociare nel quadro più grave della sintomatologia: lo shock anafilattico.

Fisiologicamente il soggetto colpito da shock anafilattico si troverà in  uno stato di insufficienza generalizzata del sistema circolatorio.

La  profonda alterazione funzionale della circolazione sanguigna ed il conseguente abbassamento di pressione è dovuto ad uno stato di sofferenza generale dei tessuti: mancanza di ossigeno, di substrati, mancata rimozione dei cataboliti.

Una serie di sintomi che porta allo scompenso d’organo multiplo: di fegato, pancreas, stomaco, intestino ed encefalo.

L’abbassamento della pressione sanguigna provocherà inoltre una ipossia a carico dell’encefalo, con conseguente stato di coma.

Le differenze con l’intolleranza alimentare

L’intolleranza alimentare può facilmente essere confusa con allergia. Le sue reazioni avvengono però sempre in relazione alla quantità di alimento non tollerato che viene ingerito. Questo significa che ingerire un quantitativo di una sostanza superiore a quello che il nostro corpo ritiene ‘normale’ determini un accumulo di tossine che sfocia nella reazione, ma sempre senza coinvolgere le difese immunitarie. I sintomi si manifestano anche a distanza di 48 o 72 ore.

Il soggetto che ne soffre viene definito ‘dose-dipendente’ ed è interessato da disfunzioni dell’apparato digerente, carenze enzimatiche o presenza di possibili molecole farmacologicamente attive all’interno dell’organismo.

La patologia generale cataloga le intolleranze alimentari e le racchiude  in tre classi : 

  • INTOLLERANZE ENZIMATICHE. Causate da mutazioni genetiche che  determinano errori per deficit parziali o totali di enzimi specifici: favismo, intolleranza ai mono e disaccaridi.
  • INTOLLERANZE FARMACOLOGICHE. Determinate da cibi che  contengono molecole in grado di agire con meccanismo di tipo  farmacologico: istamina, tiramina, etanolo.
  • ADDITIVI. Sostanze contenute all’interno di cibi conservati: nitriti,  benzoato, solfiti.

L’intolleranza al lattosio è la più diffusa e si tratta di una carenza dell’enzima lattasi che scinde il lattosio (zucchero disaccaride) in due molecole distinte di zuccheri. L’attività di questo enzima subisce un calo progressivo a partire dal secondo anno di vita.

Pertanto tutti i miglioramenti nella digestione del lattosio che si verificano in soggetti adolescenti o adulti precedentemente intolleranti, sono da attribuirsi allo sviluppo e all’attività di una flora batteria specifica in grado di digerire il lattosio.

L’insorgenza dei sintomi è legata ad una assunzione che supera un certo valore soglia corrispondente a 240 ml di latte, in base alle caratteristiche soggettive.

Si manifesta attraverso la comparsa di gonfiore, dolore da distensione, pesantezza, diarrea e malassorbimento di nutrienti. Se è assunto insieme a cibi che rallentano lo svuotamento gastrico come per esempio i grassi in genere, i sintomi potranno presentarsi in forma molto ridotta o addirittura assente.

In conclusione

La conoscenza delle proprie allergie alimentari è di fondamentale importanza. Innanzitutto per prevenire reazioni di tipo allergico, ma anche per intervenire miratamente in caso di episodi acuti o addirittura shock anafilattici.

Per individuarle occorre andare per tentativi, effettuando degli esami di prove allergiche e facendosi controllare periodicamente.

Le intolleranze invece possono variare nel corso della vita di un individuo o persino regredire, permettendo alle volte di reintrodurre alcuni cibi  saltuariamente e dopo un periodo prolungato di astinenza.